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Chiusura estiva del Centro studi movimenti

Centro Studi Movimenti -

Il Centro studi movimenti, con la sua biblioteca, il suo archivio e la sala studio, chiuderà (per le meritate vacanze!) da Mercoledì 12 Luglio a Venerdì 25 Agosto 2017. Il prestito dei libri, dunque, è sospeso.

Da Lunedì 28 Agosto si ritorna agli orari consueti.

Buona estate

Parma, 27 giugno 2017

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Giornata di chiusura del Corso annuale dell’Autoscuola

Centro Studi Movimenti -

Giovedì 29 giugno, alle ore 15, presso il Centro studi movimenti, in via Saragat 33/a, a Parma, si svolgerà la giornata di chiusura del Corso annuale dell’Autoscuola, esperienza culturale e formativa rivolta a persone che nel corso della loro vita, per vari motivi, non hanno avuto le occasioni giuste per coltivare l’interesse per la cultura, la conoscenza, il sapere. Il corso – organizzato e gestito dalla Cooperativa Sociale Avalon, con alcuni incontri in collaborazione col Centro studi movimenti – è al suo terzo anno e ha trattato vari argomenti, scelti a partire da pensieri, curiosità e preferenze dei partecipanti, vale a dire da “pensieri in libertà” (PIL).

L’idea di fondo è che sia giusto offrire a tutti la possibilità di confrontarsi con l’uso della lingua e di altri e diversi linguaggi, arricchendo il proprio bagaglio culturale, diventando il più possibile padroni del proprio modo di esprimersi e comunicare. Lo studio di alcune materie scolastiche è stato l’occasione per esercitare la funzione dell’apprendimento ma anche per scoprire il proprio personale sapere, per scoprire che la conoscenza è anche conoscenza di noi stessi e del nostro rapporto col mondo esterno.

Attualmente a molte persone vengono negati fondamentali diritti sociali (la salute, il lavoro, il reddito, la casa); alcune, poi, sono completamente escluse dal diritto alla cultura, considerata un lusso superfluo a fronte di altri e urgenti bisogni materiali. L’Autoscuola cerca di garantire ai suoi partecipanti il diritto a quei beni immateriali che rendono ciascuno di noi più forti e più capaci di affrontare le difficoltà della vita, anche attraverso il “piacere” del pensare e dell’attività intellettuale.

Parma, 23 giugno 2017

Cooperativa sociale Avalon

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Il Centro studi movimenti nelle scuole

Centro Studi Movimenti -

350 incontri, 30 scuole, più di 4.000 studenti. Questi sono i numeri dell’attività didattica svolta in questo anno scolastico 2016/2017 dal Centro studi movimenti.

Numeri in aumento, segno di un apprezzamento crescente per un metodo didattico che porta in classe la storia ‒ ma non solo ‒ raccontata con gli strumenti della ricerca. I ricercatori del Centro studi, infatti, hanno accompagnato gli alunni – dai più piccoli della scuola primaria agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado – nell’approfondimento di tematiche legate soprattutto alla storia del Novecento, lavorando sulle fonti (documenti, fotografie, canzoni, cinegiornali, video) e iniziando così a sperimentare il lavoro dello storico.

Un modo dinamico e attivo di apprendere la storia, che invita gli studenti a mettersi in gioco confrontandosi anche con argomenti poco presenti nei manuali scolastici, come i conflitti degli anni Sessanta e Settanta.

I temi protagonisti dell’attività didattica di quest’anno sono stati tanti: dalla Grande guerra al boom economico, dal Risorgimento alla condizione femminile durante il fascismo, dalla Resistenza alle culture giovanili degli anni Sessanta, dalle Barricate parmigiane del ’22 alla violenza politica degli anni Settanta. Tra i banchi delle scuole primarie, invece, i ricercatori hanno avvicinato i bambini a temi legati all’attualità e alla storia passata: la dittatura fascista, le persecuzioni razziali e politiche, la Resistenza, la Costituzione, la differenza di genere.

Spesso, poi, le classi sono uscite dalle loro aule, a ricercare e scoprire pezzi di storia nella nostra città: da quella più lontana ‒ la storia romana, medievale e moderna ‒ a quella più vicina a noi, i borghi dell’Oltretorrente, i luoghi della Resistenza, quelli della storia al femminile. Alcuni laboratori, infine, hanno affrontato temi più attuali come il genere, la famiglia, i riti di passaggio.

Per il secondo anno, in collaborazione dell’Amministrazione comunale, con il progetto Municipio, luogo di democrazia, luogo di memoria, il Centro studi ha guidato 35 classi alla scoperta della sala del Consiglio comunale, raccontando agli studenti il lento e faticoso cammino della democrazia nel nostro paese e facendo loro sperimentare, attraverso un gioco di ruolo, i meccanismi della partecipazione democratica. Altro progetto didattico molto seguito, inoltre, è stato Il tempo delle donne, un approfondimento dell’ancora non scontato rapporto tra le donne e la politica nella storia italiana, a partire dal primo voto femminile nel 1946.

Infine, nella convinzione dell’efficacia della storia sui luoghi, il Centro studi ha proposto e organizzato viaggi di studio per diverse scuole della città: non semplici gite, percorsi turistici o pellegrinaggi commemorativi ma esperienze formative che hanno affrontato temi come la prima e seconda guerra mondiale, la deportazione e la Resistenza e visitato luoghi come le trincee della Grande guerra e gli scenari delle stragi nazifasciste in Emilia Romagna.

Per informazioni è possibile scrivere a centrostudimovimenti@gmail.com

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Viaggio a Madrid sulle orme di Guido Picelli nella guerra di Spagna

Centro Studi Movimenti -

30 settembre- 3 ottobre 2017 A cura di Centro studi movimenti, in collaborazione con Istoreco Reggio Emilia – Viaggi della memoria

Nel luglio 1936, un gruppo di generali reazionari tentò un colpo di stato contro la Repubblica spagnola democraticamente eletta, per bloccare la sua coraggiosa politica di riforme. Il golpe fallì, ma i generali ottennero l’aiuto dell’Italia fascista e della Germania nazista, dando così inizio alla guerra civile. Per salvare la Repubblica e combattere le potenze fasciste giunsero in Spagna migliaia di uomini e donne provenienti da una cinquantina di nazioni diverse, compresi quasi cinquemila italiani. Trentacinquemila uomini furono inquadrati nelle Brigate Internazionali. Nell’ottobre 1936 le Brigate Internazionali fermarono le armate di Francisco Franco a Madrid, che divenne così la capitale della resistenza europea. Sul fronte di Madrid combatterono anche molti dei 43 parmensi che parteciparono alla guerra di Spagna, tra cui Antonio Cieri e Guido Picelli che morì a Mirabueno il 5 gennaio 1937. A loro e alla loro memoria è dedicato questo viaggio.

A Madrid visiteremo i luoghi della Resistenza e della guerra come la Casa del campo,il ponte de los Franceses, Casa Velasquez, la città universitaria. Poi ci sposteremo nella meseta, l’altopiano in cui le Brigate internazionali combatterono contro l’esercito di Franco sul fronte di Guadalajara, visiteremo il luogo in cui è morto Picelli e altre località come Torija e Brihuega, che ebbero un ruolo importante nel corso di quella battaglia.

Prima di partire, per chi vorrà, faremo un incontro introduttivo, per prepararci al viaggio e raccontare meglio ciò che vedremo. Accompagnerà il viaggio una ricercatrice del Centro studi movimenti; in loco incontreremo guide specializzate.

 

Programma

Sabato 30 settembre 2017

Ore 4.00           Partenza in pullman da Parma per l’aeroporto Orio al Serio (Bg)

Ore 6.45           Partenza aereo per Madrid

Ore 9.10           Arrivo a Madrid e Sistemazione in hotel***

Tempo e pranzo libero

Pomeriggio:    Visita guidata alla città di Madrid

Cena in hotel

 

Domenica 1 ottobre 2017

Mattina:   Visita al Museo Reina Sofia (Guernica)

Pranzo in ristorante

Pomeriggio:  Visita guidata ai luoghi della guerra civile di Madrid

Cena libera

 

Lunedì 2 ottobre 2017 – Guadalajara e Mirabueno

Mattina:      Partenza in pullman per Guadalajara e visita guidata

Pranzo in ristorante

Pomeriggio:  Visita guidata a Mirabueno

Rientro a Madrid e cena libera

 

Martedì 3 ottobre 2017

Mattina:            Visita guidata al cimitero delle Brigate internazionali (Fuencarall) e al Cerro de Los Angeles

Pranzo libero

Pomeriggio:      Tempo libero

Ore 18.45         Partenza volo da Madrid per Orio al Serio

Ore 21.10         Partenza in pullman per Parma

Ore 23.00         Arrivo a Parma

 

Per informazioni e prenotazioni scarica il Programma

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Una città tra due mondi

Centro Studi Movimenti -

Mercoledì 31 Maggio 2017, ore 17:45

Centro studi movimenti – Via Saragat 33/a, Parma

 

Dialogo con Giorgio Vecchio (Università degli studi di Parma) a partire dal volume Storia di Parma. Da Maria Luigia al regno d’Italia, a cura di N. Antonetti e G. Vecchio, MUP Editore, 2016.

 

Info: centrostudimovimenti@gmail.com

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Grateful Dead Economy

Centro Studi Movimenti -

Presentazione del libro di Andrea Fumagalli

 

Venerdì 12 Maggio, ore 18.30

EnoLibreria Chourmo

via Imbriani 56 – Parma

Con l’autore dialoga Antonio Chiari

Da ciascuno secondo le proprie potenzialità, a ciascuno secondo i propri sogni. L’economia mondiale è drogata. Quando si attutiscono gli effetti dirompenti dei mutui subprime, si apre la crisi del debito pubblico con il peso nefasto delle politiche di austerity. Appena si affaccia una timida ripresa, ecco il crollo del prezzo del petrolio, la crisi bancaria e il rallentamento della Cina e dei paesi Brics che rimettono di nuovo tutto in discussione. L’instabilità è diventata endemica e le droghe assunte (il quantitative easing o il Jobs Act) non fanno più effetto. Forse perché non sono adeguatamente psichedeliche? Un tempo la psichedelia era infatti sinonimo di creatività, sperimentazione, innovazione e sovversione. Ora regnano l’impotenza e la depressione sociale. Forse perché la finanza e la mercificazione economica si sono appropriate non solo del corpo ma anche dei cervelli, dei sensi e dell’eros, costringendoli a vivere una vita di elemosina e precarietà? Questo volume di agile lettura, utilizza la metafora dei Grateful Dead, non solo per rendere omaggio a uno dei gruppi musicali che più ha inciso sulla cultura alternativa, ma per discutere criticamente l’evoluzione dello spirito libertario negli Usa, nato negli anni sessanta e riapparso nelle ultime due decadi nell’ideologia libertarian, fondata sulle libertà individuali, l’antistatalismo e il primato dello spirito del self-made man. Grateful dead economy analizza le tre parole chiave al centro del dibattito politico del nuovo millennio: il concetto di comune, lo spirito open source e il ruolo delle monete alternative.

Info: chourmo56@gmail.com / centrostudimovimenti@gmail.com

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Proposte per corsi alla Lusc 2017-2018

Centro Studi Movimenti -

Proposte per corsi d’insegnamento alla Libera Università del Sapere Critico per l’anno d’attività 2017-2018

 

Avviato nel settembre 2015, il progetto della Libera università del sapere critico ha riscosso un vasto interesse. Gli studenti che hanno frequentato i corsi proposti negli ultimi due anni si sono confrontati con discipline e tematiche differenti e, soprattutto, hanno dato vita a una piccola comunità di studio.

In vista del terzo anno di attività didattica − che si aprirà nel settembre 2017 e terminerà nel giugno 2018 − il Centro studi movimenti di Parma invita ricercatori, docenti e studiosi ad avanzare proposte per corsi d’insegnamento. Poiché ne verranno attivati non più di una decina, le proposte saranno selezionate da una commissione composta da ricercatori e insegnanti del Centro, che le valuteranno tenendo conto dei seguenti elementi:
1) adesione alle linee guida della Lusc e partecipazione all’attività del Centro;
2) curriculum studiorum;
3) elementi costitutivi della proposta di corso (a. metodologia nella didattica; b. aderenza al progetto didattico della Lusc).

Le proposte dovranno essere corredate di:
1) presentazione del corso con indicazione del docente o dei docenti, titolo (ed eventuale sottotitolo), sintesi degli argomenti trattati e degli obiettivi didattici, descrizione delle metodologie didattiche, numero di lezioni (min. 4000, max. 5000 caratteri);
2) bibliografia minima di riferimento;
3) curriculum vitae et studiorum, con elenco di eventuali pubblicazioni di ciascun docente coinvolto nel corso.

La documentazione dovrà pervenire entro il 14 maggio 2017, tramite posta elettronica, all’indirizzo mail centrostudimovimenti@gmail.com

Centro studi movimenti
Parma, 10 aprile 2017

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Gestione sociale della salute mentale

Centro Studi Movimenti -

Atti e documenti di una battaglia scientifica e culturale
Presentazione dell’archivio di Antonietta Bernardoni (1919 – 2008)

 

Sabato 20 maggio 2017 – ore 16,00

Centro studi movimenti, Via Saragat 33/a Parma

 

Negli anni Settanta del Novecento, la medico-terapeuta modenese Antonietta Bernardoni elaborò e sperimentò soluzioni alternative al trattamento delle malattie mentali rispetto alla psichiatria tradizionale. Rifiutando l’approccio psichiatrico alla cosiddetta malattia mentale, la dott.ssa Bernardoni decise di affrontare la situazione di sofferenza nella quale erano immerse le persone che le si rivolgevano anche con la creazione di gruppi di aiuto: una pratica poi definita Attività Terapeutica Popolare.

Alla morte della dott.ssa Bernardoni, i suoi amici e collaboratori non vollero disperdere il corposo patrimonio documentario e bibliografico raccolto nel corso di una vita di studio e lavoro e lo conservarono nelle loro case in attesa di una collocazione più adeguata, individuata poi qualche anno fa nel Centro studi movimenti.

La presentazione di queste carte è oggi l’occasione per conoscere approcci e punti di vista sul tema della salute mentale diversi da quelli dominanti e per continuare la discussione su questioni che, a quarant’anni dalla legge che sancì la chiusura dei manicomi, rimangono determinanti per decifrare la società contemporanea, le relazioni interpersonali e la paura dell’altro.

 

Introduce e modera Ilaria La Fata (ricercatrice, Centro studi movimenti Parma)

Interventi di

Valentina Bocchi (archivista, Centro studi movimenti Parma)

Fabrizio Manattini (docente di sociologia, Università di Urbino)

Paolo Ferrari (medico di base, Verona)

Ermanno Tarracchini (pedagogista, Associazione Pedagogisti Educatori Italiani)

partecipanti ai gruppi di Attività terapeutica popolare

In collaborazione con Comune di Parma

Info: centrostudimovimenti@gmail.com

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Le sagome partigiane di “10 volti per la Liberazione” di nuovo in città

Centro Studi Movimenti -

Nel 2013, in occasione del 25 aprile, la città ospitò nelle sue strade 10 sagome ad altezza naturale che ritraevano 10 uomini e donne protagonisti della lotta di Liberazione. La mostra 10 volti per la Liberazione ‒ curata dal Centro studi movimenti – a suo tempo fece molto parlare di sé, anche perché dopo che alcune sagome furono vandalizzate, si scatenò una sorta di reazione popolare a loro difesa: semplici cittadini cominciarono spontaneamente a ripararle o a proteggerle durante la notte, portandosele a casa senza che nessuno glielo chiedesse, altri portarono loro dei fiori, altri ancora cambiarono l’immagine del proprio profilo facebook con quello di una delle 10 figure, coinvolgendo in questa mobilitazione di solidarietà anche uomini e donne di altre città. Studenti scrissero alla «Gazzetta di Parma» per esprimere la propria indignazione e anche partiti e sindacati espressero pubblicamente solidarietà, richiamando il valore dell’antifascismo quale fondamento delle istituzioni democratiche… Agli atti di vandalismo seguì cioè una risposta attiva e cosciente maturata in persone, associazioni e istituzioni.

Per 4 anni il Centro studi movimenti ha conservato le sagome nella propria sede ma ora, in occasione di questo 25 aprile, la maggior parte di loro ritornerà alla città: a nove realtà ‒ tra istituzioni, circoli, biblioteche  e scuole ‒ saranno affidate altrettante sagome, perché le adottino e per riattivare, oggi come allora, una metaforica presa in cura della nostra storia e dei suoi valori migliori.

Questi i luoghi in cui verranno nuovamente collocate:

Palazzo della Provincia di Parma: Giacomo Ferrari “Arta”

Scuola secondaria di I grado “Don Cavalli”: Don Giuseppe Cavalli “Stelvio”

Circolo Arci “Giovane Italia”: Nera Perla “Lidia”

Art Lab occupato: Laura Polizzi “Mirka”

Liceo classico “Gian Domenico Romagnosi”: Giordano Cavestro “Mirko”

Circolo Arci “Alfredo Zerbini”: Eugenio Copelli “Gianni”

Anpi: Bruno Longhi “Fulvio”

Biblioteca “Cesare Pavese”: Domenico Tomasicchio “Nullo”

Liceo scientifico “Giacomo Ulivi”: Giacomo Crollalanza “Pablo”

 

Martedì 18 aprile, ore 11.00, l’iniziativa verrà presentata in conferenza stampa presso la sede della Provincia di Parma, alla presenza del presidente Filippo Fritelli e dei rappresentanti delle realtà coinvolte.

 

Nei giorni successivi, poi, in occasione della donazione delle sagome si svolgeranno diversi eventi:

Venerdì 21 aprile 2017, ore 18 – Circolo Arci Giovane Italia (Barriera Santa Croce)

Nerina Perla e La Resistenza delle donne

Con Ilaria La Fata e Elisabetta Salvini (Centro studi movimenti)

 

Venerdì 21 aprile 2017, ore 12 – Biblioteca Pavese (via Newton)

Domenico Tomasicchio

Con Margherita Becchetti (Centro studi movimenti), Gianni Greci (Biblioteca Pavese) e i ragazzi della scuola media Newton

 

Lunedì 24 aprile 2017, ore 18.00 – Anpi (Piazzale Barbieri 1)

Bruno Longhi e il movimento clandestino in città

Con William Gambetta (Centro studi movimenti), Brunella Manotti e Aldo Montermini (Anpi Parma)

 

Mercoledì 26 aprile 2017, ore 18.30 – Circolo Arci Zerbini (Via Bixio)

Eugenio Copelli: gap e lotta armata in città

Con William Gambetta e Margherita Becchetti (Centro studi movimenti)

 

Sabato 29 aprile – Liceo scientifico Ulivi (Viale Maria Luigia)

Il comandante Pablo e la Resistenza nel Parmense

Con Giovanni Brunazzi (Liceo Ulivi), Marco Adorni (Centro studi movimenti) e il coro della scuola diretto dal maestro Leonardo Morini

 

Giovedì 4 maggio 2017, ore 18 – Art Lab Occupato (Borgo Tanzi 26)

Mirka e le altre. Donne in armi

Con Michela Cerocchi e Ilaria La Fata (Centro studi movimenti)

 

Martedì 9 maggio 2017, ore 14.30 – Liceo classico Romagnosi (Viale Maria Lugia)

Giordano Cavestro e la scelta antifascista

Con William Gambetta (Centro studi movimenti), Rosanna Greci e Cristina Quintavalla (Liceo Romagnosi)

 

Giovedì 1 giugno 2017, ore 12 – Scuola secondaria di I grado Don Cavalli (piazzale Volta)

Don Giuseppe Cavalli

Presentazione del lavoro svolto dalle classi terze della scuola. Coordina e introduce Ilaria La Fata (Centro studi movimenti)

 

Info: centrostudimovimenti@gmail.com

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Il terrorista

Centro Studi Movimenti -

Giovedì 27 Aprile 2017, ore 21

Auditorium Casa Matteo Bagnaresi

Via Saragat 33/a, Parma

 

Conferenza dello storico Santo Peli (autore di “Storie di Gap”, Einaudi, 2014) a partire dal film di Gianfranco De Bosio (Italia/Francia, 1963).
A cura di ANPI Parma, Centro studi movimenti e Fondazione “Matteo Bagnaresi”

In collaborazione con Comune di Parma

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Bella ciao!

Centro Studi Movimenti -

Sabato 22 Aprile 2017, ore 19.00

Ritrovo in vicolo Santa Maria – Parma

 

Concerto itinerante della Banda Fonc (Fanfara obbligatoria non convenzionale) e della Banda del Liceo “A. Bertolucci”

 

Testi del Centro studi movimenti

Letture di Fabrizio Croci, Simona Sacchi, Silvia Settimj e Emma Galante

 

Da oltre settant’anni il 25 aprile riempie le strade e le piazze di festa, volti sorridenti, canti e gioia. La gioia della Liberazione. Una Liberazione resa possibile anche da donne che hanno scelto di lottare e mettere in pericolo la propria esistenza sognando una nuova società. In omaggio alle loro scelte e alle loro lotte, noi scenderemo rumorosamente in strada e faremo risuonare le loro voci e i loro pensieri.

 

Info: centrostudimovimenti@gmail.com

 

A cura del Centro studi movimenti

In collaborazione con Comune di Parma

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La città delle donne

Centro Studi Movimenti -

Dieci paline diffuse in città consentiranno, tramite QRcode, di accedere a una webApp da cui scaricare immagini, video, testimonianze e approfondimenti sulla storia delle bustaie di fine ’800, delle prime donne elette in consiglio comunale nel 1946, delle sovversive durante il regime fascista o delle femministe degli anni ’70, delle partigiane o delle donne che negli anni ’80 fondarono il Centro antiviolenza.

 

Cerca le paline, scarica la App QRcodeReader, inquadra il QRcode e… buon viaggio!

 

 

Progetto a cura di
Centro studi movimenti

Con il contributo di
Comune di Parma
Regione Emilia Romagna

Ricerche e testi Margherita Becchetti, Michela Cerocchi, Ilaria La Fata
Progetto grafico Jacleroy

Video editing Milo Adami, Lorenzo Melegari
Voci Roberto Abbati, Laura Cleri

 

Materiali iconografici tratti da

Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico Roma
Archivio Biblioteca delle donne
Archivio Centro antiviolenza Parma
Archivio Centro studi movimenti Parma
Archivio dell’ex Ospedale psichiatrico di Colorno
Archivio privato Giovanna Bertani
Archivio privato Marina Fava
Archivio privato Aldo Montermini
Archivio privato Roberto Spocci
Archivio privato Pierangela Venturini
Archivio storico comunale di Parma
Archivio di Stato di Parma

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Mutualismo e Confederalità sociale. Pino Ferraris ha avuto ragione

Pino Ferraris -

di  Francesco Piobbichi (29 1 2015)

Dopo il successo di Syriza in molti hanno riaperto la discussione sulle forme del mutualismo. C’è stata prima l’intervista di Rodotà, ed oggi anche  Landini  rilancia il tema della sinistra sociale sulla stessa linea di Rodotà. Dopo la risposta che ho scritto insieme  ad Andrea Viani, ritengo utile ritornare sulla questione riprendendo le riflessioni che Pino Ferraris ha sviluppato in questa direzione visto che molti degli argomenti trattati investono il suo lavoro. Lo ritengo utile perchè l’intervista di Landini, a differenza di quella di Rodotà ha almeno il merito di riconoscere che il problema a sinistra non riguarda semplicemente i partiti ma anche la forma del sindacato. Ci ritorno innanzitutto per una sorta di dovere morale che ho nei confronti di Pino Ferraris, perchè penso che non sia giusto lasciare le sue riflessioni nel cassetto  quando oggi diventano centrali nel dibattito che si è aperto a sinistra sulla questione delle coalizioni sociali e del mutualismo.  Prima di lasciarci Pino ha condensato la sua ricerca storiografica  in un bel saggio uscito per le edizioni dell’asino, il cui titolo Ieri e domani  riassume bene il senso della sua riflessione.  Una delle ultime volte che ci siamo visti con Pino discutemmo di Nardò, della durezza dello sfruttamento che subivano i braccianti e dell’incapacità dei sindacati nel misurarsi nella dimensione sociale che aprivano queste nuove forme di conflitto che nascevano dal basso.
Fu in quella occasione che mi iniziò a parlare del sindacato ad insediamento multiplo. Un modello organizzativo nato per tutelare i dispersi ed i senza potere che si era sviluppato nel sindacalismo belga sul finire dell’800 dove il reciproco aiuto per servizi di tipo mutualistico divenne un momento di costruzione della solidarietà e della coesione necessaria per esprimere la forza della rivendicazione sindacale.
  La sua riflessione, il suo portarci indietro nella storia non  impediva a Pino di ragionare nel presente ( la sua critica ai partiti senza società era netta) e del domani, con il suo lavoro infatti ci ha dato un  modello per discutere insieme. Pino ha avuto ragione nell’averci fornito questa pista, perchè ” la lontana esperienza belga – che ci ha fatto scoprire – ci invita ad una riflessione che riguarda soprattutto l’applicazione politica del principio federativo per il domani. Un federalismo funzionale  che secondo me è dato da un processo di convergenza in autonomia e collaborazione tra sindacalismo e mutualismo, dalla cooperazione tra associazioni e circoli di partito, che s’innestano l’un l’altro  per essere utili all’emancipazione ed alla resistenza delle classi popolari colpite dalla crisi. 

Ps. Ripropongo un articolo di Pino, che scrisse nel  2008 e che riprendeva il tema delle autonomie confederate in un seminario sulla Sinistra tenutosi a Firenze. Questo scritto  per me rimane una traccia di lavoro formidabile, non tanto perchè ci fornisce una soluzione ma perchè ci fornisce un metodo di lavoro di cui tutti dovrebbero tenere conto. Per chi invece vuole approfondire dal punto di vista storiografico il lavoro di Pino può leggere il suo saggio sulla confederalità sociale orizzontale del Partito operaio Belga
 
Per “uscire dalla politica” 2. Se la politica è asociale, di Pino Ferraris (Il manifesto, 5/7/2008)

Contro l’autonomia della politica, confederare la società e le sue pratiche. Un contributo al seminario di Firenze.

La fonte primaria della mia riflessione sulla forma-partito non sono stati i libri ma i ventun’anni della mia esistenza trascorsi come politico di professione. E’ soprattutto nell’infuocato laboratorio torinese del biennio 68-69 che ho visto esprimersi in fenomeni di massa (studenti, operai, quartieri) quella politicizzazione dal sociale che nella contestazione delle subalternità balzava direttamente nella dimensione della politica autogestita, scavalcando mediazioni di partito e di sindacato: nel primo consiglio di fabbrica di Mirafiori, agli inizi del settembre ’69 su sessanta delegati veri vi erano due iscritti al Pci, quattro al Psiup e una quindicina con tessera sindacale, i «gruppi» erano fuori perché contro la delega. E’ in quegli anni che abbiamo visto e vissuto la statalizzazione della grande onda del fermento politico. In quegli anni si è potuta percepire l’assoluta impossibilità di contenere l’articolazione e la vastità dei movimenti politici di massa. E non bastava un sindacato riformato e nemmeno un partito più di sinistra o rivoluzionario: già allora, come oggi in condizioni ben diverse, era all’ordine del giorno una ridefinizione della politica, l’invenzione di nuovi istituti di democrazia.
Solo dopo vennero i confronti con Pizzorno, Farneti e Melucci a rischiarare quel doppio volto della politica che ritengo un sorta di a priori per chi vuole aprire possibilità alternative nel presente, e voglia comprendere le dinamiche di mutamento delle forme politiche. Furono animate dal doppio movimento della politica le transizioni dal partito di notabili al partito di massa, da questo al partito pigliatutto di Kirckheimer, per giungere poi all’attuale partito delle cariche pubbliche. (…)
Mettere in luce il volto sociale della politica è tanto più vitale e urgente in quanto, in tutta Europa, si sta realizzando quella che Katz chiama il salto da uno Stato di partiti a un sistema cartellizzato di partiti di stato. Ilvo Diamanti riprende l’analisi del politologo americano, parla di «partiti senza società». Quei filosofi della politica che per decenni hanno rivendicato l’autonomia del politico devono solo prendere atto che il loro auspicio si è compiutamente avverato. Naturalmente in stretta coincidenza con la scomparsa della sinistra. Infatti la sinistra o è sociale o non è. (…)
Per queste ragioni è sempre più importante l’analisi di ciò che avviene fuori, all’esterno del sistema politico. Nel 1998 Caillé e Laville scrivendo di associazionismo lamentavano i limiti di una divaricazione tra quelle che chiamavano le «associazioni spettacolari» che mobilitano episodicamente l’opinione pubblica su temi scottanti come il razzismo e la pace, e le «associazioni molecolari» che sono silenziosamente applicate nelle buone pratiche quotidiane di impegno civico e solidale.
Un anno dopo, nel novembre del 1999, c’era la svolta di Seattle.
La novità più significativa del «movimento dei movimenti» consiste, a mio parere, nel superare questa dicotomia. La mobilitazione collettiva sorge soprattutto dall’iniziativa di una miriade di raggruppamenti di impegno sociale differenziato ( 350 a Seattle, settecento a Genova, quattromila e novecento a Porto Alegre…). I movimenti di convergenza nella mobilitazione pubblica insieme alla protesta esprimono crescenti contenuti di proposta. I picchi alti del movimento fanno poi rifluire impulsi di azione, risorse etiche e cognitive che vanno a irrigare il reticolo dell’impegno molecolare della politica diffusa e particolare.
L’insorgenza dei movimenti dei primi anni del nuovo secolo mette in luce definitivamente i limiti dell’interpretazione dei movimenti sociali come meri «cicli di protesta». (…)
A partire dal 1968 i movimenti più che una addizione separata di «cicli di protesta» si rivelano come un processo storico a spirale che manifesta le metamorfosi di una società che lavora su stessa. Esso rappresenta esattamente l’altro volto di quella contemporanea e parallela tendenza alla emancipazione dei sistemi politici dalla società.
Solo mettendo in stretta relazione queste due evoluzioni si può comprendere il fondamento reale dell’emergere della domanda allargata di un’altra forma della società politica.
Se si considera la configurazione che assumono le forme della politica diffusa e parziale, le loro culture che rivendicano la differenza come valore, le tensioni che esprimono tra il globale e il locale la più adeguata logica di raggruppamento mi pare che sia quella basata sul principio delle autonomie confederate. Dai lamenti sulla frammentazione e sui localismi, a mio avviso, si dovrebbe incominciare a operare verso il progetto di una confederazione politica dell’iniziativa sociale. (…)
La confederazione è il risultato di un patto tra diversi retto da reciprocità ed equivalenza. Con il patto si definiscono sia gli ambiti e i contenuti che accomunano sia gli spazi propri e autonomi delle «persone parziali» che convergono. Il patto rimanda quindi a un equilibrio tra autorità e libertà che può solo essere realizzato attraverso il diritto, non il diritto statuale, ma il diritto sociale, quello delle associazione che si danno i propri statuti. Il significato letterale di autonomia è dare norma a se stessi. E’ vero, la produzione sociale degli statuti e l’effettività della legislazione data a se stessi è in un fenomeno caratteristico dell’associazionismo ottocentesco che è poi decaduto nelle organizzazioni novecentesche. Oggi gli statuti sono poco più di un ornamento che copre la realtà di un imperio dei poteri di fatto espressi dalla divisione tecnica del lavoro politico. Poteri di fatto sono poteri selvaggi da cui traggono origine gli spettacoli di fraterno cannibalismo che esibisce la vita delle organizzazioni politiche.
Io non so se una confederazione politica dell’iniziativa sociale possa osare una propria proiezione nella rappresentanza istituzionale, oppure se debba limitarsi ad agire come gruppo di pressione democratica per rafforzare gli spazi, le risorse del «fare società».
Comunque urge l’iniziativa. Nella scomparsa della sinistra istituzionale, nei vuoti che lasciano i «partiti senza società» agiscono pulsioni regressive, si alimenta una società incivile che prende volto politico e occupa potere.

Link all’articolo originale su Controlacrisi

25 Aprile 2017 - No alla parata nazifascista al Campo 10

Per non dimenticare Claudio Varalli e Giannino Zibecchi -

Portiamo un fiore al partigiano

Da troppo tempo a Milano si assiste al preoccupante ripetersi di manifestazioni e iniziative promosse da  organizzazioni neofasciste e neonaziste. Da qualche anno, nella giornata del 25 aprile, consacrata alle celebrazioni della Liberazione, il Cimitero Maggiore di Milano è divenuto teatro di parate nazifasciste che si concludono al campo 10 dove sono sepolti volontari italiani delle SS, delle brigate nere, della x Mas, oltre a protagonisti della storia del ventennio fascista e della Repubblica di Salò. La manifestazione nazifascista promossa proprio nella ricorrenza della Liberazione dal regime fascista e dall'occupazione nazista, rappresenta una gravissima provocazione per Milano Città Medaglia d'Oro della Resistenza e per i Combattenti per la Libertà ai quali è stato dedicato nello stesso Cimitero Maggiore di Milano, il Campo della Gloria.
La Milano antifascista non può più tollerare questa inaccettabile ferita e oltraggio alla Memoria di chi ha sacrificato la propria giovane vita per la nostra libertà e per la costruzione di un mondo migliore.
Un gruppo eterogeneo di soggettività antifasciste si mobiliterà il 25 aprile per impedire che questo scempio abbia luogo.
Ci rivolgiamo anche alle istituzioni, alle pubbliche autorità, a partire dal Sindaco di Milano, perché intervengano per impedire lo svolgimento di questa ignobile parata che si ripete ormai da qualche anno nella giornata del 25 aprile.
Manifestazione in aperta violazione dei principi della Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza e delle leggi Scelba e Mancino.
Chiamiamo i milanesi a partecipare numerosi alla mobilitazione promossa dall'ANPI della Zona 8 e dalle Associazioni democratiche e antifasciste la mattina del 25 aprile al Cimitero Maggiore, per ribadire che questi sfregi sono intollerabili.
Nel corso della nostra iniziativa porteremo un fiore ai partigiani sepolti al Campo 64, il Campo della Gloria del Cimitero Maggiore.
PROMUOVONO
Anpi Zona 8 - ANPI Provinciale di Milano - Aned diMilano - Arci - Camera del Lavoro Metropolitana di Milano -Coro Resistente - Fiom Cgil Milano- Memoria Antifascista - Osservatorio democratico sulle nuove destre - Rete della Conoscenza Milano - Csoa Lambretta - ZAM - Cs Cantiere
Media partner Radio Popolare  PER INFO E ADESIONI portaunfiore2017@gmail.com{linkr:none}

25 Aprile 2017 - No alla parata nazifascista al Campo 10

Per non dimenticare Claudio Varalli e Giannino Zibecchi -

Portiamo un fiore al partigiano

Da troppo tempo a Milano si assiste al preoccupante ripetersi di manifestazioni e iniziative promosse da  organizzazioni neofasciste e neonaziste. Da qualche anno, nella giornata del 25 aprile, consacrata alle celebrazioni della Liberazione, il Cimitero Maggiore di Milano è divenuto teatro di parate nazifasciste che si concludono al campo 10 dove sono sepolti volontari italiani delle SS, delle brigate nere, della x Mas, oltre a protagonisti della storia del ventennio fascista e della Repubblica di Salò. La manifestazione nazifascista promossa proprio nella ricorrenza della Liberazione dal regime fascista e dall'occupazione nazista, rappresenta una gravissima provocazione per Milano Città Medaglia d'Oro della Resistenza e per i Combattenti per la Libertà ai quali è stato dedicato nello stesso Cimitero Maggiore di Milano, il Campo della Gloria.
La Milano antifascista non può più tollerare questa inaccettabile ferita e oltraggio alla Memoria di chi ha sacrificato la propria giovane vita per la nostra libertà e per la costruzione di un mondo migliore.
Un gruppo eterogeneo di soggettività antifasciste si mobiliterà il 25 aprile per impedire che questo scempio abbia luogo.
Ci rivolgiamo anche alle istituzioni, alle pubbliche autorità, a partire dal Sindaco di Milano, perché intervengano per impedire lo svolgimento di questa ignobile parata che si ripete ormai da qualche anno nella giornata del 25 aprile.
Manifestazione in aperta violazione dei principi della Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza e delle leggi Scelba e Mancino.
Chiamiamo i milanesi a partecipare numerosi alla mobilitazione promossa dall'ANPI della Zona 8 e dalle Associazioni democratiche e antifasciste la mattina del 25 aprile al Cimitero Maggiore, per ribadire che questi sfregi sono intollerabili.
Nel corso della nostra iniziativa porteremo un fiore ai partigiani sepolti al Campo 64, il Campo della Gloria del Cimitero Maggiore.
PROMUOVONO
Anpi Zona 8 - ANPI Provinciale di Milano - Aned diMilano - Arci - Camera del Lavoro Metropolitana di Milano -Coro Resistente - Fiom Cgil Milano- Memoria Antifascista - Osservatorio democratico sulle nuove destre - Rete della Conoscenza Milano - Csoa Lambretta - ZAM - Cs Cantiere
Media partner Radio Popolare  PER INFO E ADESIONI portaunfiore2017@gmail.com{linkr:none}

Le donne e il cambiamento possibile

Centro Studi Movimenti -

Corale Verdi – Vicolo Asdente 9, Parma

Conferenza di CRISTINA OBBER, giornalista e scrittrice
Coordina MICHELA CEROCCHI, ricercatrice del Centro Studi Movimenti
Introduce MARIA RICCIARDI GIANNONI, Liberacittadinanza

Cristina Obber, giornalista e scrittrice, è formatrice su violenza di genere nelle scuole e presso gli ordini professionali. Scrive su “Dol’s”, “LetteraDonna” e “La 27esima ora” del “Corriere della sera”.
Tra le ultime pubblicazioni Non lo faccio più (Unicopli), sulla violenza sessuale raccontata da chi la subisce e da chi la agisce, Siria mon amour (Piemme), la vera storia di una 16enne italosiriana ribellatasi a un matrimonio combinato e L’altra parte di me (Piemme), storia d’amore (e di coming-out) tra due adolescenti lesbiche.

La conferenza L’iniziativa è un’anticipazione delle Giornate della laicità “TRASFORMAZIONE È DONNA” (Reggio Emilia, 21-22-23 aprile 2017).

A cura di Agedo, Centro studi movimenti, Anpi provinciale, Libera Cittadinanza, Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti e Chiesa evangelica metodista di Parma e Mezzani

Con il patrocinio del Comune di Parma

Patner Abili allo sport

Democrazia e municipalismo

Centro Studi Movimenti -

Centro studi movimenti – c/o Casa Matteo Bagnaresi – Via Saragat, 33/a, Parma 

Il Centro studi movimenti converserà con Enric Bárcena, tra i fondatori e militanti di Barcelona en Comú, dove è anche membro della Commissione internazionale, e con Steven Forti, che verrà a presentare il suo ultimo libro, scritto con Giacomo Russo Spena, intitolato Ada Colau, la città in comune. Da occupante di case a sindaca di Barcellona (Alegre, 2016).

Quella di Ada Colau, classe 1974, occupante di case divenuta sindaca di Barcellona, è la storia di un’alternativa possibile nel governo delle grandi città europee travolte dalla crisi.

Attivista del movimento No Global nei primi anni Duemila, diviene leader riconosciuta nella sua città fondando la Pah (Piattaforma delle vittime dei mutui), movimento sociale apartitico che dal 2011 s’intreccia con gli Indignados e si oppone agli sfratti con picchetti e trattative con le banche.

Il libro di Steven Forti racconta come da quell’esperienza di movimento sia stato possibile arrivare al governo della città in un percorso distinto dai partiti, compreso l’alleato Podemos, seppur di “confluenza” con essi. Da qui nasce Barcelona en Comú, realtà che ha saputo capitalizzare al meglio la crisi del sistema politico spagnolo portando al governo le virtù e i limiti dei movimenti sociali.

Gli autori raccontano i suoi primi mesi da sindaca, le esperienze virtuose, la rete con le altre “città ribelli” spagnole, i legami con chi ragiona di un Plan B in Europa, ma anche gli errori e la dialettica con gli stessi movimenti da cui proviene. Se è sbagliato parlare di modello, la città catalana è però uno straordinario esempio che va oltre lo stesso “neomunicipalismo” impostosi nei primi anni Duemila sulla scia di Porto Alegre: in gioco non ci sono semplicemente le procedure formali di consultazione dei cittadini ma il cosa, come e chi decide. Un tentativo di radicale reinvenzione della democrazia pur non senza contraddizioni e rischi di normalizzazione.

«Siamo un modello in costruzione, una scommessa per tutta la mia generazione che ancora non avevamo vissuto. Credo che il municipalismo sia la chiave per un cambiamento democratico in profondità dal basso verso l’alto. Con tutta l’umiltà e senza massimalismo abbiamo deciso di democratizzare un sistema e il miglior luogo per cominciare era questo: il luogo della vita quotidiana e della prossimità. Chiaro, i cambiamenti non avvengono in una o due elezioni ma si producono col tempo, intanto si stanno imponendo nuove forme di fare politica».

Il dibattito verrà moderato da Marco Adorni e Diego Melegari, ricercatori del Centro studi movimenti.

Steven Forti è nato a Trento nel 1981, ma da anni vive a Barcellona. Ricercatore presso l’Instituto de Historia Contemporanea dell’Universidade Nova de Lisboa, collabora con riviste e giornali in Italia, Spagna e Grecia («Micromega», «Bez», «Atlántica XXII», «Avgi», «Epohi»). È autore di El peso de la nación. Nicola Bombacci, Paul Marion y Óscar Pérez Solís en la Europa de entreguerras (USC, 2014) e di numerosi saggi in riviste scientifiche internazionali.

Quella sera a Milano era caldo

Centro Studi Movimenti -

Centro studi movimenti – c/o Casa Matteo Bagnaresi
Via Saragat 33/a – Parma

Presentazione del libro di Marco Grispigni
Quella sera a Milano era caldo

La stagione dei movimenti e la violenza politica (manifestolibri, Roma 2016)
Sarà presente l’autore

Bombe e stragi, agguati e sparatorie, attentati e rapimenti si susseguono durante gli anni ’70 in Italia: una presenza lugubre e ineludibile che rende questo decennio un caso unico e difficile da comparare con quanto avvenne negli altri paesi occidentali.

Questo breve libro vuole essere un’introduzione, storica ma non accademica, al tema della violenza politica in Italia negli anni ’60 e ’70, indirizzata a chi non si accontenta della damnatio memoriae che mescola in un unico calderone le stragi e le occupazioni delle università, il rapimento di Moro e Toni Negri, le lotte operaie e la P38.

La tesi di fondo, basata sulla comparazione della vicenda italiana con quella di altri Paesi, soprattutto la Francia, è che non esiste una generica straordinarietà del caso italiano, valida sempre e comunqueper l’intero arco della storia repubblicana, ma che al contrario è solo nel cratere della bomba di piazza Fontana del dicembre 1969, e dalle indagini immediatamente centrate sulla pista anarchica, che la vicenda italiana si avvia sulla drammatica strada che conduce agli anni di piombo.

a cura di Centro studi movimenti e manifestolibri

Le maschere del maschile 2017

Centro Studi Movimenti -

Il prossimo 6 aprile 2017, con un minimo di 10 iscritti, prenderà avvio un nuovo corso della Libera università del sapere critico:

Le maschere del maschile
Generi e potere nella contemporaneità
a cura di Sandro Bellassai

Periodo: 8 incontri dal 6 aprile al 25 maggio 2017
Giorni: giovedì dalle 18.30 alle 20.00

L’asimmetria di potere fra i generi (per brevità, femminile e maschile) è certamente una delle forme più antiche di gerarchia sociale, che ha da sempre comportato enormi svantaggi e ingiustizie a danno del genere femminile. Ma quali importanti effetti storici ha avuto sul genere maschile?

Il paesaggio politico dell’età contemporanea, con l’affermazione di un nuovo ordine economico e sociale che tende a prescindere dalla tradizione, a quali tensioni ha sottoposto le classiche strategie di legittimazione del potere maschile? Certamente, queste tensioni hanno condizionato importanti eventi e processi anche molto lontani, in apparenza, da quelle che solitamente si considerano “questioni di genere”.

Se il genere non è mai una dimensione separata dalla “grande storia”, infatti, la storia del genere maschile mostra ancor più chiaramente come dinamiche sessuate influenzino le attività umane a ogni livello delle relazioni sociali. Ricorrendo a fonti letterarie, iconografiche e audiovisive, verrà qui proposto un percorso critico attraverso alcuni fondamentali processi di mutamento dell’età contemporanea (secondo Ottocento e Novecento), tanto nel pubblico quanto nel privato.

Il corso si prefigge di offrire un punto di vista in parte nuovo non solo sui generi in età contemporanea, ma sulla storia contemporanea stessa; strumento per tale scopo, e al contempo obiettivo esso stesso del corso, è inoltre l’acquisizione di un orientamento critico volto alla decostruzione di stereotipi, linguaggi e ruoli legati al genere, da parte di studentesse e studenti.

Calendario

Giovedì 6 aprile. La parzialità invisibile: il maschile.
Giovedì 13 aprile. Storia delle donne e Storia degli uomini. Un’introduzione.
Giovedì 20 aprile. Dinamiche del virilismo nella storia contemporanea.
Giovedì 27 aprile. Sintomi del malessere maschile moderno: la misoginia e l’omofobia.
Giovedì 4 maggio. Uguaglianza, disuguaglianza e differenza: la questione dei diritti.
Giovedì 11 maggio. I nazionalismi, le guerre, i fascismi.
Giovedì 18 maggio. I consumi e la fluidità socioculturale: modernizzare il patriarcato?
Giovedì 25 maggio. Corpi e identità di genere: il potere infelice.

Sandro Bellassai ha svolto ricerche, nel campo storiografico dell’età contemporanea, sulle culture politiche e del lavoro; sui movimenti sociali; sulle rilevanze culturali dei processi di modernizzazione; sulle identità e relazioni di genere, e specificamente sul genere maschile. Attualmente insegna storia contemporanea all’Università di Bologna – sede di Forlì, Scuola superiore di lingue moderne per interpreti e traduttori.

Le iscrizioni si raccolgono presso la sede del Centro studi movimenti, ogni mattina dal lunedì al giovedì e i pomeriggi di martedì o giovedì.

Per accedere ai corsi della LUSC è necessario essere soci del Centro studi movimenti (il costo della tessera è di 15 euro) e versare un contributo di 30 euro (la quota è valida per un solo corso).

Tutti i corsi e sono validi per la formazione degli insegnanti. Per i docenti è dunque prevista l’autorizzazione alla partecipazione in orario di servizio ai sensi degli articoli 64 e 67 del CCNL 2006-2009, in quanto l’Insmli e la rete degli Istituti associati, di cui fa parte anche il Centro studi movimenti, hanno ottenuto il riconoscimento di agenzia formativa, con decreto ministeriale del 25/05/2001, prot. n. 802 del 19/06/2001, rinnovato con decreto prot. n. 10962 dell’08/06/2005, ed è incluso nell’elenco degli Enti accreditati.

I corsi si terranno presso la sede del Centro studi movimenti (Casa Matteo Bagnaresi, via Saragat 33/A, Parma).

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